Ultimamente mi sono accorto di non avere molta motivazione a fare le cose. In realtà, ho subito preso consapevolezza del mio stato e delle mie tendenze comportamentali. Eppure, anche dopo aver risolto i nodi principali, la motivazione non è tornata. Allora ho scelto di lasciar perdere. Le maree vanno e vengono, la luna cresce e cala: è tutto normale. Prima o poi, risalirà.
Così ho deciso di approfittare di questa fase per avviare un esperimento di consapevolezza: concedermi consapevolmente di scorrere brevi video, giocare ai videogiochi, osservare i miei cambiamenti interiori e comprenderli direttamente.
Scorrere i video brevi
Durante lunghe sessioni di scrolling, ho notato che tendo a identificarmi con il contenuto dei video. In pochi minuti, attraverso tantissimi frammenti, ho vissuto innumerevoli scene “reali”: alcune divertenti, altre critiche, alcune piene di rabbia o compassione…
Sembra che io voglia solo rilassarmi, ma in realtà il cervello lavora a pieno ritmo, e lo fa in modo frammentato. Un attimo sto ridendo per una scena buffa con degli animali, e subito dopo mi ritrovo sul luogo di un incidente, con sensazioni di disagio e paura, e il mio cervello vi pianta il seme per ansie future. Poi mi trovo davanti a un dibattito politico, e la mente si attiva in automatico per controbattere, provando rabbia, frustrazione, persino disperazione. Soprattutto nei commenti, dove pochi ragionano, ma molti sfogano emozioni e diffondono ostilità.
In appena mezz’ora, la mia mente ha attraversato montagne russe emotive e fratture logiche. Ma mi stavo davvero rilassando?
L’effetto cumulativo
Dopo alcune settimane, ho iniziato ad aprire Instagram in modo automatico, scorrendo senza accorgermene, fino a ritrovarmi esausto. Poi ho iniziato a notare che la mia mente diventava irrequieta, attratta solo da compiti brevi. Anche quando volevo concentrarmi su qualcosa, era difficile restare presente: l’attenzione si frammentava, la concentrazione durava poco, e il richiamo ai video si faceva sempre più insistente.
Non solo: ho cominciato a perdere pazienza, diventare impaziente, più irritabile. I troppi video hanno piantato nel mio cervello tanti semi che possono far crescere ansie, paure e preoccupazioni. La mente ha creato nuovi pregiudizi, nuove etichette. Stavo diventando schiavo dei miei stessi pensieri.
Giocare ai videogiochi
Hai mai notato che dopo tanto tempo senza giocare, le prime partite sono piacevoli? La mente è calma, osserva i dettagli, i colori, le animazioni, come se si esplorasse un altro mondo.
Ma più si gioca, più emergono la voglia di vincere, l’ego. Il cervello non vede più l’estetica, solo punti, traiettorie, aree d’attacco. Quando vinci vuoi più dopamina, quando perdi vuoi rivincita, tra rabbia e rimpianti.
Spesso mi dicevo: “Solo due partite”, ma finivo per giocare fino a notte fonda, con il viso caldo, gli occhi iniettati di sangue e la maglietta zuppa di sudore.
Dopo tante ore, le immagini del gioco iniziavano a invadere anche i sogni e il dormiveglia. Il cervello sembrava sussurrarmi: “Gioca ancora, ti farà stare bene.” Così si sviluppa una dipendenza sempre più profonda.
Il corpo ne risente
Che si tratti di video o giochi, la posizione è spesso la stessa. Ho iniziato ad avvertire problemi posturali: tensione muscolare, dolori localizzati, spalle curve, testa protesa in avanti, bacino inclinato, tendiniti, compensazioni muscolari… persino il respiro è diventato più difficile, con effetti a catena su tutto il corpo.
Questo esperimento è stato molto interessante. Le osservazioni raccolte sono state incredibilmente preziose.
Tu che ne pensi?


