Anche se medito 15 minuti, le cose da fare non diminuiscono

Di fronte a persone che si avvicinano per la prima volta alla mindfulness, sento spesso questo dubbio:
«Anche se medito 15 minuti al giorno, le cose da fare non diminuiscono affatto; quando ci penso, continuo a provare ansia. Dedicare tempo alla meditazione non è, in fondo, una perdita di tempo?»

Attraverso questo articolo vorrei provare a rispondere a questa domanda da due prospettive: quella delle emozioni e quella delle cose in sé.

Anzitutto, è vero: la meditazione non porterà a termine i compiti al posto tuo. Che si tratti di 15 minuti o di una pratica quotidiana e costante, le cose non si completano da sole. Ma vale la pena chiedersi prima di tutto: il panico o l’ansia che sorgono in questo momento di fronte alle cose non ancora fatte sono davvero necessari?

Durante la meditazione, molti pensieri possono attraversare la mente, talvolta trascinandoci negli scenari ansiosi costruiti dal cervello. Con la pratica, però, impariamo a osservarli e poi, con gentilezza, a riportare altrove l’attenzione, oppure a lasciarli andare e venire consapevolmente. In questo processo, possiamo gradualmente renderci conto che, qui e ora, in realtà siamo al sicuro. Possiamo abitare il presente con tranquillità.

Poco a poco diventa più chiaro che quei pensieri, che sembrano come belve feroci, non sono altro che una pianificazione eccessiva del cervello, frutto dell’abitudine e del tentativo di prevenire rischi. Vedendo questo con chiarezza, possiamo riconoscere più tempestivamente l’attivazione non razionale delle emozioni (l’amigdala) e ricordarci: almeno in questo momento, non ho bisogno di andare nel panico per minacce solo immaginate.

Andando oltre, anche durante l’esecuzione di un compito, queste emozioni ansiose sono davvero utili? Aiutano ad aumentare l’efficienza o piuttosto incrementano la probabilità di errore? Scoprirai che, nella maggior parte dei casi, non abbiamo bisogno delle emozioni per portare a termine un’azione.

E una volta che il compito è concluso, le emozioni non è detto che si fermino. Se il risultato non è quello atteso, l’ansia può continuare; anche se lo è, possono emergere preoccupazioni per il giudizio altrui o per le incertezze future. Questo mostra chiaramente che l’emozione non è necessariamente legata all’evento in sé, ma è piuttosto una modalità reattiva abituale del cervello.

La mindfulness ci aiuta proprio a vedere oggettivamente questo fatto: in ogni momento presente, siamo fondamentalmente al sicuro. Quelle ansie che sembrano così reali sono solo “giocattoli mentali” creati dal cervello, non la realtà dei fatti, anche se le nostre abitudini di pensiero cercano costantemente di convincerci del contrario.

Inoltre, la meditazione può portarci a riconsiderare le “cose che dovrebbero essere fatte”. Nella quiete dell’osservazione, quando emergono i pensieri, arrivano insieme anche le emozioni e le sensazioni corporee ad essi collegate. Attraverso una consapevolezza profonda e un’accettazione autentica, potremmo renderci conto che alcune cose non sono davvero ciò che vogliamo o di cui abbiamo bisogno, e possono essere tranquillamente eliminate dalla lista; altre, invece, sono profondamente allineate con i nostri valori interiori e meritano un impegno pieno, capace di risvegliare una motivazione autentica.

Per questo, il senso della mindfulness non sta nell’eliminare le cose da fare, ma nell’aiutarci a:

  • riconoscere l’inutilità delle emozioni non razionali;
  • sentire e incarnare la sicurezza e la stabilità del momento presente;
  • distinguere ciò che nasce da un desiderio autentico da ciò che è imposto dall’esterno o dall’abitudine;
  • vivere in modo più attivo e più lucido, invece di essere semplicemente trascinati dalla vita.

 

Che tu possa, attraverso la mindfulness, ritrovare il tuo respiro e il tuo ritmo.

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