Come relazionarsi correttamente alla finalità della mindfulness

Nel mio percorso di apprendimento e pratica della mindfulness, c’è stata una domanda che mi ha creato molta confusione: come dovremmo considerare la “finalità” della mindfulness?
Viviamo in un’epoca in cui siamo abituati a stabilire obiettivi e a cercare risultati in tutto ciò che facciamo. Facciamo attività fisica per dimagrire o diventare più forti; studiamo per superare esami o acquisire competenze; persino la meditazione viene spesso caricata di “valori pratici” — come ridurre lo stress, migliorare la concentrazione, regolare le emozioni o aumentare il benessere.
Questi obiettivi, ovviamente, non sono sbagliati. Il punto è: quando questi obiettivi diventano la motivazione della nostra pratica, come possiamo restare fedeli allo spirito e all’atteggiamento della mindfulness?
Chi conosce la mindfulness sa che essa non è solo una tecnica, ma un’attitudine alla vita, un modo per portare consapevolezza nel momento presente. Tra gli atteggiamenti fondamentali della pratica, uno è chiamato non-sforzo (non-striving).
Questo significa che non pratichiamo per ottenere immediatamente un risultato, e non dovremmo aggrapparci all’idea che quel risultato debba per forza arrivare.
Praticare la mindfulness è più simile al coltivare un fiore: non possiamo tirare la piantina per farla crescere più in fretta. Possiamo solo annaffiarla ogni giorno, togliere le erbacce, osservarla, e permetterle di crescere con il suo ritmo.

Avere obiettivi, senza attaccamento
La mindfulness non significa vivere o praticare senza alcun obiettivo. Al contrario, spesso ci avviciniamo alla mindfulness con motivazioni ben precise. Forse soffri d’ansia, hai difficoltà a dormire o a concentrarti. Forse desideri essere un genitore, un partner o un leader più empatico. O forse vuoi solo ritagliarti una pausa nella frenesia quotidiana.
Queste motivazioni sono vere e vanno rispettate.
La mindfulness non nega la presenza di obiettivi. La domanda è: possiamo permettere agli obiettivi di esserci, senza però attaccarci troppo alla loro realizzazione?

Il non-sforzo è una forma di libertà
Quando ci aggrappiamo a un obiettivo, rischiamo facilmente di provare frustrazione, autocritica, o persino di abbandonare la pratica quando non vediamo i risultati attesi. Magari speri di addormentarti prima grazie alla meditazione, ma dopo alcune notti insonni cominci a pensare: “Forse sto sbagliando metodo… Forse la mindfulness non fa per me.”
Questo tipo di pensiero nasce proprio dall’attaccamento al risultato.
Praticare l’attitudine del non-sforzo ci aiuta a capire che la pratica in sé è già un atto di cura e presenza verso noi stessi. Anche se oggi non cambia nulla, anche se ti siedi solo cinque minuti ad ascoltare il respiro e i pensieri, stai comunque nutrendo il tuo benessere.
Non-sforzo non significa rinunciare agli obiettivi, ma dare loro più spazio, permettendo che si realizzino nel tempo giusto, senza forzarli.

Ogni momento presente è già lo scopo
L’atteggiamento più profondo della mindfulness è in realtà un cambio di prospettiva: dal “fare per ottenere” al “fare perché è adesso”.
Non pratichiamo più solo in vista di un risultato futuro, ma impariamo ad apprezzare la quiete del momento, la chiarezza della consapevolezza, l’accoglienza gentile verso noi stessi.
A quel punto, la mindfulness non è più solo un mezzo per arrivare a qualcosa: diventa un modo di essere. Uno stile di vita.

 

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