È una domanda che mi viene fatta spesso, soprattutto da chi si avvicina per la prima volta alla mindfulness e alla meditazione.
In passato ho risposto così:
“All’inizio no, e nemmeno ora. Non credo che praticare ogni giorno debba essere un obiettivo. Una volta che lo trasformi in un obiettivo, non è più tanto ‘mindful’.”
Questa risposta era sincera, ma rifletteva solo una parte della mia visione di allora. Oggi, guardando indietro, credo che sia più utile condividere il percorso che ho vissuto in questi cinque anni di pratica.
In questi anni, la mia pratica ha avuto momenti regolari e momenti di pausa. Ci sono stati periodi in cui meditavo ogni giorno, altri in cui lo facevo poche volte a settimana, e altri ancora in cui meditavo solo una o due volte al mese. Ma ho capito che, al di là della forma e della frequenza, la pratica ha continuato a nutrire la mia vita, in modo silenzioso ma profondo.
Nel tempo ho maturato nuove comprensioni, ispirazioni, e la mia relazione con la mindfulness si è trasformata, accompagnando anche i cambiamenti della mia vita. Non è mai stato un percorso lineare, e penso che questo valga per molti praticanti. Ognuno inizia per motivi diversi e vive fasi diverse nella propria comprensione della pratica. Alcuni cominciano con entusiasmo e costanza, per poi rendersi conto che la mindfulness non è proprio come se l’erano immaginata. Altri, magari più scettici, scoprono gradualmente quanto possa influenzare positivamente la propria vita e decidono di continuare a esplorarla.
Sebbene la mindfulness si nutra della continuità della pratica, non bisogna trasformare la meditazione in un KPI. Farlo significherebbe tradire lo spirito stesso della mindfulness, che si fonda sulla non-sforzo e sull’accettazione.
È importante sapere che la mindfulness si coltiva attraverso la pratica, ma anche conoscersi e rispettarsi. Non tutti siamo fatti per trasformare qualcosa di significativo in un compito rigido da portare a termine. Io, per esempio, ci sono passato: a un certo punto ero così ossessionato dal dover meditare ogni giorno che ho cominciato ad avere paura della meditazione. Avevo paura di non riuscire a “stare al passo”, di deludere me stesso. Anche questo ha fatto parte del cammino: imparare, errare, aggiustare e riprovare.
Esistono molte forme di pratica: formale e informale. Non è necessario meditare seduti ogni giorno per coltivare la qualità della consapevolezza. Con un atteggiamento mindful, possiamo portare la pratica nella nostra vita quotidiana. Quando le condizioni lo permettono, possiamo tornare al momento presente e viverlo pienamente.
Ad esempio, mentre siamo in fila, possiamo osservare l’irritazione o la noia che sorgano. Osservarle, accoglierle, e lasciarle andare. Non è anche questa una pratica potente?
Se riusciamo a vivere con questa intenzione—non solo durante le sessioni formali ma anche nella vita di tutti i giorni—stiamo veramente toccando il cuore della pratica.
Praticare nel mondo, nella vita quotidiana, sentire ogni momento, esplorare dove la mindfulness può essere utile, dove sono i suoi limiti, e soprattutto scoprire la gioia, l’amore e la pace che può portarci. Verificalo te stesso. Sii curioso, sii gentile.
Per concludere:
“Non medito ogni giorno, ma cerco di vivere ogni giorno con consapevolezza. La meditazione non dovrebbe diventare un dovere da spuntare, ma un invito a tornare al presente. La mindfulness è una relazione, un percorso fatto di esplorazione e ritorni. Il modo in cui pratichiamo può cambiare, ma finché siamo disposti a tornare a questo momento, stiamo praticando.”


