L’unicità del dolore di ogni individuo nasce da un profondo desiderio di essere accolti—di avere qualcuno che lo veda, lo riconosca e lo prenda prima che cada.
L’unicità del dolore di ogni individuo nasce da un profondo desiderio di essere accolti—di avere qualcuno che lo veda, lo riconosca e lo prenda prima che cada.
Forse la vera crescita non consiste nel ribellarsi a ogni aspettativa, ma nel coltivare la saggezza di trattarle come sottotitoli su uno schermo—qualcosa che puoi considerare, ma non un copione che sei obbligato a seguire.
Hai mai avuto la sensazione che il mondo intorno a te diventasse improvvisamente sfocato e sconosciuto, come se fosse separato da una barriera invisibile?

"Riconoscere il nostro dolore" è un primo passo fondamentale per coltivare il nostro benessere mentale, emotivo e la nostra crescita personale.
Quando questi obiettivi diventano la motivazione della nostra pratica, come possiamo restare fedeli allo spirito e all’atteggiamento della mindfulness?

In passato ho risposto così: "All’inizio no, e nemmeno ora. Non credo che praticare ogni giorno debba essere un obiettivo. Una volta che lo trasformi in un obiettivo, non è più tanto ‘mindful’."
Ti è mai capitato, anche solo per un attimo, di sentire di non aver colto davvero l’attimo presente? Di non aver sfruttato pienamente l’opportunità che avevi davanti? È una sensazione sottile: non è dolore, né un crollo emotivo, né qualcosa di preciso che è andato storto… è solo un lieve senso di “che peccato”.